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Museo

Alcuni cenni di storia del Dipartimento, con illustrazioni
Fig. 1 - Facciata dell'Istituto "G. Ciamician" intorno al 1930 (Archivio fotografico UniBo)
Fig. 2 - Foto con autografo di Giacomo Ciamician (Archivio fotografico Dipartimentale)
Fig. 3 - L'aula magna con i fregi presenti intorno al 1930 (Archivio fotografico UniBo)
Fig. 4 - Arredi dello studio di G. Ciamician
Fig. 5 - Forno a combusione per analisi elementare (Collezione "G. Ciamician")
Fig. 6 - Spettroscopio Raman (Collezione "G. Ciamician")
Fig. 7 - Tubo di Crookes con croce di Malta (Collezione "G. Ciamician")
Fig. 8 - Storte ottocentesche (Collezione "G. Ciamician")

Cenni di storia del Dipartimento, attraverso un percorso di oggetti raccolti nel tempo

Il Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician" (Via Francesco Selmi 2 - Bologna), costituito il 1°gennaio 1987, trae origine dall’omonimo Istituto, che discende dall'antica tradizione chimica dell’Università di Bologna, presso la quale nell’anno 1737 fu istituita, per volere di Ferdinando Marsili, una cattedra di Chimica, prima in Italia, alla quale fu chiamato Jacopo Bartolomeo Beccari (1682-1766). L’edificio, ultimato alla fine degli anni '20 del ‘900 (Fig. 1), fu costruito su progetto dell’architetto bolognese Edoardo Collamarini (1863-1928), tenendo conto dei requisiti tecnici indicati da Giacomo Ciamician (1857-1922) (Fig. 2), chimico di fama internazionale, noto per le sue ricerche sulla chimica del pirrolo e derivati, sul chimismo delle piante e sull'azione chimica della luce. L'esterno si caratterizza per la straordinaria cura dei parametri architettonici, mentre all'interno si segnala la monumentale aula magna in stile liberty (Fig. 3) e la splendida biblioteca, realizzata sempre su progetto del Collamarini, in legno di noce con intarsi in radica, a tutt’oggi rimasta inalterata.

La “Collezione Museale Ciamician" è stata ufficialmente costituita a partire dall’anno 1983, anche se il suo inizio si può far risalire al 1979, quando si è incominciato a ricuperare, restaurare ed ordinare il materiale disperso nei depositi dell'allora Istituto "G. Ciamician". Il materiale è esposto nei corridoi del dipartimento, in armadi appositamente restaurati o organizzato in zone espositive, in un percorso logico che si snoda dall'atrio al secondo piano.

L'inizio del percorso, nell’atrio del dipartimento, è contrassegnato dalla ricomposizione di una zona con arredi tradizionalmente considerati appartenenti allo studio di Giacomo Ciamician (Fig. 4) e prosegue nei corridoi del piano terra con una serie di armadi contenenti strumentazione scientifica e didattica. In bacheche collocate al primo piano sono esposti vari testi antichi appartenenti all’archivio della biblioteca del dipartimento. Infine, al secondo piano, si può vedere una cappa da laboratorio in legno, unica testimonianza rimasta degli arredi originali in stile liberty dei laboratori dell’Istituto (anni ’20 del secolo scorso) e numerose apparecchiature risalenti a fine ‘800-inizio ‘900.

La collezione esposta negli armadi raccoglie apparecchiature scientifiche, vetreria da laboratorio, campioni di prodotti chimici d'interesse storico, comprendendo anche esemplari risalenti alla seconda metà dell’800.

Fra le apparecchiature scientifiche a scopo di ricerca sono da segnalare: i forni a combustione usati da Giacomo Ciamician e collaboratori per l’analisi elementare di sostanze organiche (Fig. 5); uno dei primi modelli commerciali di spettroscopio Raman (Fig. 6), acquistato agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso dal Giovan Battista Bonino (1899-1985), che operò nel nostro dipartimento dal 1927 al 1959 e per primo introdusse questa tecnica spettroscopica in Italia; uno dei primi polarografi (strumento per registrare curve corrente-potenziale con elettrodo a goccia di mercurio), risalente alla fine degli anni trenta del ‘900, identico al prototipo originale di Jaroslav Heyrowsky (1890-1967, premio Nobel per la chimica nel 1959), a testimonianza della scuola di elettrochimica, fondata dall’allievo di Heyrowsky Giovanni Semerano (1907-2003), prosperata a Bologna a partire dagli anni sessanta. Non meno importanti sono i vari spettroscopi, i polarimetri, il fotometro di Pulfrich (antenato del moderno spettrofotometro) e le numerose bilance.

Fra le apparecchiature scientifiche per uso didattico spicca l’ampia collezione di tubi a raggi catodici (ad es. Fig. 7), databili intorno agli anni 1920-1940, che sottolinea il valore scientifico-didattico che questi dispositivi hanno avuto nel dimostrare molte proprietà di particelle elementari.

Tra la vetreria da laboratorio sono presenti numerose storte dell’ottocento (Fig. 8) e molti pezzi di vetreria usati per la distillazione semplice, frazionata e in corrente di vapore, risalenti al novecento.

In un armadio al piano terra sono conservati molti prodotti chimici di produzione industriale, usati per la ricerca, nelle confezioni originali databili tra metà ottocento e metà novecento, nonché una ricca collezione di sostanze chimiche sintetizzate nei laboratori di chimica organica e inorganica prima della seconda guerra mondiale.

La durata media di una visita alla collezione è di circa un'ora e mezza. Schede esplicative delle più significative apparecchiature sono consultabili in questo stesso sito, sotto la voce Le schede nel box a fianco.



Contatti

Prof. Luca Dore

Responsabile scientifico del museo

Maria Teresa Gandolfi

tel: +39.051.2099560